Il panorama della ristorazione torinese continua a vivere una stagione di profondo fermento, incrociando culture distanti e formule capaci di ridefinire il concetto stesso di ospitalità. Nel cuore del Quadrilatero Romano, all'interno del centro d'arte contemporanea Spazio Musa (in Via della Consolata 11/E), ha trovato casa una delle insegne più affascinanti e discusse dell'anno: Akoya Lounge & Omakase.
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| Chef Christian Mandura e Chef Alessandro Daddea ©Akoya |
Nato dall'intuizione dello chef Christian Mandura (già firma del celebre e rivoluzionario progetto Unforgettable) insieme al resident chef Alessandro Daddea, Akoya non è semplicemente un ristorante giapponese, ma un vero e proprio manifesto sensoriale dove l'estetica della precisione incontra l'energia della mixology d'avanguardia e della pasticceria d'autore.
Un'esperienza divisa in “Tre Atti”: la Lounge e i Cocktail di Simone Tasini
L'accesso ad Akoya segna un netto distacco con il frastuono
esterno del centro cittadino. Ci si ritrova immersi in un ambiente che fonde le
linee pulite del design giapponese con le suggestioni visive di una galleria
d'arte. L'esperienza si articola come un percorso guidato, un rituale che
inizia nella splendida zona Lounge Bar.
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| ©Nicola Di Nunzio |
Qui, l'attesa della cena o il dopocena diventano momenti di puro edonismo grazie alla drink list studiata dal talentuoso capo barman Simone Tasini. La proposta cocktail di Akoya non è un semplice contorno, ma un pilastro dell'esperienza, caratterizzata da accostamenti minimali, puliti e ricchi di suggestioni orientali. Tra i cocktail disponibili nel locale spiccano creazioni d'autore come:
- Il
Dirty Martini in stile Akoya: una reinterpretazione magistrale del
grande classico, affilata, sapida e perfettamente calibrata per aprire il
palato;
- L'Oolong
Highball: un long drink freschissimo che unisce le note profonde e
tostate del celebre tè semifermentato a una spinta citrica e dissetante;
- Il
Cardamomo e Pompelmo: un match perfetto tra l'aromaticità speziata del
cardamomo e l'amaro pungente del pompelmo rosa, ideale anche in
abbinamento ai piatti.
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| ©Nicola Di Nunzio |
Il sacro rito del bancone Omakase
Il vero cuore pulsante di Akoya si rivela quando si aprono
le porte della sala principale. Davanti agli ospiti, appena dieci commensali a
sera, si staglia un maestoso bancone a semicerchio. È qui che si compie
la magia dell'Omakase, l'autentica formula giapponese che letteralmente
significa "mi fido di te". L'ospite abdica alla scelta del
menu cartaceo per affidarsi completamente alle mani, al coltello e
all'ispirazione dello chef Alessandro Daddea.
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| ©Nicola Di Nunzio |
La vicinanza fisica con lo chef elimina ogni barriera: si osservano la gestualità millimetrica nel taglio del pesce, la calibrazione millesimale delle temperature e l'equilibrio dei condimenti.
Il percorso gastronomico: tra purezza rigorosa e contrasti audaci
La proposta culinaria di Akoya si muove su un doppio
binario: il rispetto devoto per la tradizione del Sol Levante e la spinta
creativa tipica della cucina d'autore contemporanea.
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| ©Nicola Di Nunzio |
Il sipario si apre con una sequenza di antipasti di eccezionale finezza tecnica. Si spazia dal sontuoso Chawanmushi (il tipico budino salato giapponese cotto a vapore) con gamberi, brodo dashi, tartare di astice e caviale Karaburun, a passaggi sorprendenti come il calamaro servito con uova di aringa, yuzukosho, tonno in salsa ponzu e tsukemono. Non mancano incursioni inaspettate nel mondo delle carni pregiate, come la bresaola di Wagyu.
Il fulcro centrale è, come natura impone, la sfilata dei Nigiri.
Il riso utilizzato è il pregiato Koshihikari Minami-Uonuma, lavorato con
la giusta acidità e servito alla temperatura ideale per esaltare i tagli di
tonno rosso, ventresca, branzino, anguilla e calamaro. Ogni pezzo viene
adagiato direttamente sul bancone, da consumare rigorosamente in un sol
boccone, preferibilmente con le mani.
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| ©Nicola Di Nunzio |
La transizione verso la chiusura del percorso è affidata a una confortante ciotola di Ramen e a un piatto caldo magistrale: il petto d'anatra cotto sullo yakitori (la tipica griglia a carbone giapponese) e rifinito con ponzu, kumquat e cetrioli.
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| ©Nicola Di Nunzio |
La chiusura dolce: l'arte della Chef Matilde Pangrazi
Il gran finale di Akoya devia dai sentieri più battuti della
pasticceria asiatica tradizionale per abbracciare la creatività tecnica e
l'audacia. La parte dei dolci è interamente curata dalla talentuosa Chef
Pasticcera Matilde Pangrazi, capace di dialogare perfettamente con la
filosofia "senza barriere" di Mandura.
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| Chef Matilde Pangrazi ©Akoya |
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| ©Nicola Di Nunzio |
Contatti e informazioni utili:
- Indirizzo:
Via della Consolata 11/E, 10122 Torino (Presso Spazio Musa)
- Telefono:
011 5538730
- Formula:
Lounge Bar & Cena Omakase su prenotazione (Consigliato prenotare con
largo anticipo).
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